A mio fratello


Non lo stesso utero

– non fu la madre il laccio –

né lo stomaco sazio

di ogni Natale.

Non fu il vento del tempo

che naufragò per la stessa deriva,

non fu neanche il ritrovarsi interi

ognuno sulla propria riva.

Non la diversa tela

intrecciata dallo stesso ragno,

non fu il sangue né la carne,

l’annegare lontani

nello stesso stagno.

Non fu un regalo di più,

una carezza in meno

non fu mai lo stesso treno

a portarci in quel dove

che a ognuno gli spetta.

Non fu la fretta d’esser al mondo,

non è perché sei il mio secondo

o una qualche versione

di me al maschile.

Fu piuttosto lo stesso imbrunire.

La stessa salita

lo stesso affanno

la stessa causa di un diverso danno.

Non la stessa cella,

ma la medesima prigione,

l’anima stanca dello stesso amore.

Non fu la tregua per la contesa

del ripido trono,

fu il tenersi la mano

lungo la strada scoscesa

verso lo stesso identico perdono.

 

Barbara Gigante

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