Donne che odiano le donne


Barbara Gigante

La vicenda di Firenze non ha bisogno di essere ricapitolata. Sui giornali non si parla d’altro che del presunto stupro a spese di due giovanissime americane, da parte di due carabinieri. Sappiamo per certo che le hanno riaccompagnate con la macchina di servizio a casa dal Flo’, un locale in centro, e che una volta arrivati, chi nell’androne, chi in ascensore, abbiano avuto rapporti sessuali con le due durante l’orario di lavoro. Fin qui è pacifico, dal momento in cui ci sono prove video e riscontri di tracce biologiche, oltre ai referti medici. Le indagini chiariranno il resto, l’abitudine di farle online dovremmo scozzarcela di dosso con ripudio, ma ci si casca sempre.

Inevitabilmente un’idea me la sono fatta anch’io, a partire da un particolare al quale mi sembra non sia stata data alcuna rilevanza: caduta la bufala della polizza antistupro sulle due ragazze, mi sfugge il movente per il quale avrebbero dovuto inscenare una simile violenza. A differenza di quello che piace pensare ai più, è proprio perché queste due non saranno state delle santarelline che le credo vittime di quanto accaduto.

Avendo vissuto a Firenze ai tempi della magistrale, ho avuto modo di arricciare spesso il naso di fronte a queste scuole di americani figli di papà, che senza motivo apparente vengono a studiare in Italia. Lo faranno per imparare una nuova lingua? Macché, le classi sono tutte in inglese e poi non si capisce cosa debbano farci con una lingua bella sì, ma poco diffusa. Avrebbe senso con lo spagnolo o con il francese, forse, ma quello che ho visto io assomiglia piuttosto a una massa di viziatoni che con i soldi del papi viene a giocare nella minItalia dove è tutto così piccino picciò e sospeso nel tempo, dove si alternano deliziose chiesette di cui non sanno un tubo a maschioni alfa di cui invece sperano di sapere tutto, e che sulla carta promettono a letto scintille e fuochi fatui. Dopo anni nella culla di quello che fu il volgare e che diventò l’italiano, lasciano Firenze senza spiccicare mezza parola. Persino “shottino” si dice in inglese, quindi niente, neanche quelle poche sillabe che avrebbero potuto mettere in fila in un pub per chiedere da bere sono loro necessarie.

Per le americane tornare a casa con la stelletta sulla giacca di aver collezionato maschi latini è un vanto, non qualcosa da cui doversi difendere socialmente. La sciocca ipotesi secondo la quale il giorno dopo si sarebbero pentite di essere andate a letto con due carabinieri e per questo avrebbero gridato allo stupro può appartenere solo alla logica medievale tutta italiana, secondo la quale da un simile peccato bisogna per forza smarcarsi in qualche modo. Il bello è che le accanite sostenitrici di questa visione stilnovista della donna, che quando non è angelo è aguzzina tentatrice, sono in primis altre donne. Ci indigniamo davanti al femminicidio, ma continuando segretamente a tifare per la divisione del mondo che vuole di qua le brave bambine innocenti (e quelle non vanno a sbronzarsi nei locali), di là le sporcaccione scosciate alle quali in fondo si può mettere una mano sul culo, perché si ritiene evidente che lo vogliano a partire dai loro leggings aderenti. Non ci si vuole ficcare in testa che uno stupro è uno stupro anche se a riceverlo dovesse essere una che di mestiere fa la prostituta. E il motivo per il quale si rifiuta questo concetto banale è la stupida convinzione per la quale “se a ballare non ci vado non mi succederà di essere stuprata”. Si vuol credere di trovarsi dalla parte giusta del mondo, quella delle donne che stanno a casa da brave ad aspettare che torni l’uomo-tutore, sia egli un marito, un padre o un fratello. Questa cosa fa schifo a molte italiane solo quando a perpetrarla sono gli islamici, se invece le catene culturali possono mettersele da sole in cambio di trovare una collocazione in una società dai valori più sballati di un diabetico in fase terminale, allora sono contente di poter dire che funziona così.

Non è difficile da capire che stupro significa atto sessuale compiuto contro la volontà, anche se fino a due secondi prima si è data confidenza sufficiente a far pensare di starci. NO significa NO e se uno non è in grado di pronunciarlo perché ha bevuto troppo, allora è sbagliata la domanda. Semplicemente non va chiesto. La mancanza di coscienza impedisce tautologicamente che si abbia la coscienza di assentire. Quindi sì è sì solo quando lo sentite pronunciare chiaramente, non quando una non ha la forza di pronunciare proprio nulla.

La maggior parte di queste americanine importate (per quanto non tutte), è estranea al cattobigottismo: bevono fino allo sfinimento, pisciano per strada, la danno via come confetti per il puro gusto di godersi la giovinezza. E se smettessero di pisciare per strada, sinceramente, in tutto il resto non ci troverei niente di marcio.

Ora, per farla spicciola, mi sfugge una sola buona ragione per la quale due ventenni piene di soldi, che quando escono cercano divertimento, avrebbero dovuto inventarsi una simile cattiveria a scapito di due poveri carabinieri innocenti. Me le vedrei bene, piuttosto, a chiamare le amiche il giorno dopo saltando dalla gioia per l’avventura di una notte da sballo terminata in una specie di Full Monty. Dubito che sarebbe stato preferibile per loro far sapere al paparino-bancomat che, oltre a mangiarsi il lampredotto, quando escono si bevono pure l’acqua piovana e si lanciano in ogni genere di bagordi. Non credo ignorassero che facendosi refertare si sarebbe visto chiaramente che una delle due aveva anche fumato marijuana. Dunque, a che pro avrebbero dovuto denunciarli? I loro volti sono giustamente censurati, non credo ci tenessero a sedersi nel salotto di una Barbara D’Urso di cui ignoreranno persino l’esistenza.

Quindi sì, cedendo alla tentazione del processo mediatico, mi dichiaro colpevolista. Soprattutto a partire dal presupposto, però, che poco ha a che fare con quanta violenza sia stata usata sulle due al momento dell’atto. Anche perché, essendo i due armati, difficilmente si può stabilire se fosse necessario usare brutalità per ottenere quello che si cercava. Il problema è un altro: l’art, 609 bis del codice penale, non ci vuole tanto a trovarlo su internet, sottoscrive alla voce “violenza sessuale” qualunque atto carnale commesso abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto.

Ora, che un quarantenne, il quale di mestiere sta nelle FFOO, non sappia riconoscere una ventenne ubriaca è da escludere completamente, altrimenti il problema non è il singolo carabiniere, ma l’intera Arma per non essersi accorta in vent’anni di avere un simile impedito alle sue dipendenze.  Che le ragazze si siano sentite di dover denunciare il fatto, dovrebbe bastare di per sé a far capire che l’hanno recepito come un qualcosa di contrario alla loro volontà, al punto da tirar fuori il telefonino e provare a chiedere aiuto, riuscendo così a riprendere la scena per qualche secondo.

Non ho capito in quale atto volontario vi sia capitato di prendere in mano un telefono e filmare 3 secondi mossi di quello che stava succedendo.  Il bello è che a molti è sembrato inverosimile che la ragazza fosse riuscita in un simile gesto da ubriaca, ma non che il carabiniere sobrio potesse non essersene accorto.

L’altro carabiniere, invece, non ha ancora ammesso di aver avuto rapporti perché l’altra ragazzina, pensate un po’ che genio del cospirazionismo, non riesce neanche a confermare che sia realmente accaduto. Non si ricorda nulla di quello che è successo e questo nonostante siano state riscontrate tracce biologiche esattamente dove le due avevano indicato di esser state trascinate.

Aspettiamo ulteriori chiarimenti sulla vicenda, dunque il vero processo, l’unico in grado di dirci tutta la verità. Ma che a seguito di una sveltina in ascensore ci si debba sentire talmente in colpa da dover correre all’ospedale a gridare di esser state violentate è un pensiero che sta nella testa solo di qualche troglodita maschilista involuto oppure, ancora peggio, di quelle donne che odiano le donne.

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