J – Ax e la deriva degli alternativi


Barbara Gigante       

La marmaglia canora di pronto consumo vive e si alimenta di stereotipi, musicali e culturali, restituendoci l’immagine di un’industria della canzone dove Sol e Mim bastano a formare un tema di successo, impacchettato con due strofe di qua, mezzo ritornello di là e banalità a strafottere. Questa non è una notizia perché non è una novità, ma una tragedia sì: puoi anche spegnere la radio, tanto non c’è posto dove tu vada in cui non ti propinino l’ultimo tormentone mainstream fino a farti sanguinare le orecchie. Discriminare un luogo perché ha musica oscena è possibile quando si tratta di locali notturni, ma diventa difficile se ci troviamo in un bar o un negozio d’abbigliamento.  

I danni che provoca l’uniformità musicale, che internet non è riuscita a scalfire di una virgola, sono più profondi di quanto non sembri in apparenza. Non sono tanto i performer di Sanremo a renderlo palpabile, al contrario, da un Festival rivolto a una platea che va dai dodicenni agli ottantacinquenni non ci si può e non ci si deve aspettare niente di più che qualche vocalizzo bon-ton.

I guai seri li fanno invece coloro che ci tengono a essere etichettati come alternativi o al margine della società, solo perché infilano due parolacce a caso nei testi, arrogandosi il ruolo di portatori di verità alternative, che purtroppo hanno una presa sul cervello degli adolescenti pari alla stretta di un pitone. Nessuno più di costoro, in realtà, ricalca e legittima il pensiero comune, strisciante e forte proprio là dove crede di essere abbattuto.

Una star italiana di questo tipo è J- Ax. Sono cresciuta con le rime degli Articolo 31, quando erano maleducati nel senso più squisito del termine e con una nonchalance degna d’invidia riuscivano a infilare nei loro versi irriverenti un sarcasmo graffiante e canzonatorio della società sempre più adeguata al consumismo di massa. Voglio una lurida resterà nel mio cuore la miglior risposta ante litteram al berlusconismo delle olgettine e dei palazzi. Funkytarro ha proclamato l’orgoglio cafone indicandolo come via d’uscita all’esasperante ricerca del platinato glitteroso che tutti rincorrrono affannosamente e lo ha fatto quando ancora non esistevano i selfie. Non sono mancati pezzi più “impegnati”, in cui, con dichiarato intento, s’invitava a riflettere sui tempi, restituendo, in maniera profetica visto che ci troviamo negli anni ’90, un’immagine politica meno fantasy di quanto si credesse allora:

“Ormai si parla solo tramite Internet,

e il parlamento c’ha la sede ad Hammamet,

ci si spara nella metropolitana,

fra Nord e Sud c’è la dogana,

però tutti si veste Dolce & Gabbana”.  

Così recita il testo di 2030, quando gli Articolo sapevano parlare anche a un bambino, ma lo facevano mantenendo caratteristiche proprie e veicolando bellezza.

Che ne è stato di te J – Ax? Cosa ti ha reso così pacificamente addomesticato al lustro vacuo della contemporaneità?

Non parlo della sua partecipazione ai talent show o della collaborazione, ormai talmente salda da passare a duo, con il musicalmente amorfo Fedez, quanto piuttosto di essersi arreso alla banalità del male, producendo un tormentone al secondo, fatto di gingle tristi e ripetitivi, ma soprattutto di testi squallidi e raccapriccianti.

Ci si riempie la bocca di scemenze sulla maturazione di una coscienza femminile (non femminista, vi prego) e poi mi tocca ascoltare un obbrobrio messo in note dove si parla, credendosi interessanti e fuori dal coro, ma quel che è peggio sinceri, di “donne dal grilletto facile” che entrano dappertutto per suddetta disponibilità. Mi dite in quale canzone ascoltereste “uomini dal facile alzabandiera” o altre trashate conformiste senza farvi una dico una sola domanda? J – Ax me lo devi spiegare cosa minchia è un grilletto facile. Sono tutta orecchie.

Premesso che la sessualità disorganizzata alla ndo cojo cojo rattrista sia se declinata al maschile che al femminile, oserei rispondere al sedicente rapper ormai al declino, che il problema non sta tanto nella consapevolezza acquisita delle donne di disporre d’un grilletto, quanto che agli uomini non abbiano insegnato cosa farci. La libertà di esprimersi sessualmente non ha bisogno della legittimazione di un ebete con il microfono in mano, ma frasi tipo “farsi ogni giorno una ragazza facile non ha mai reso l’uomo meno fragile” mi fanno precipitare a terra le braccia con un tonfo d’intensità rara. “Facile” è semmai la carloneria con la quale si appioppano etichette addosso alla gente, credendo pure di essere contro la morale comune. “Facile”, caro J-Ax, è il modo in cui distribuisci maldestramente il tuo membro a chi se lo piglia, cioè ragazze che vogliono passare un quarto d’ora di diletto senza per questo essere additate come troie. Un mondo dalla sessualità così confusa qual è quello occidentale avrebbe bisogno d’indirizzi da parte di chi produce cultura e non del riciclo di categorie obsolete che s’impantanano nella retorica di un versetto scritto male e di getto.

Caro J-Ax, falle dire ad Albano ‘ste cazzate, che per altro, poverino, non le ha mai dette. Il problema non è il concetto, ma la prospettiva: la forma rende osceno il messaggio. Voi mi direte, da un lato, che il buon internet ha reso disponibile, a chiunque abbia voglia di cimentarsi nella ricerca, una smodata quantità di nuove canzoni e nuovi gruppi, tali da poter dire che la musica cosiddetta alternativa è viva e vegeta. Sono d’accordo, ma vale per chi alternativo lo è di già.

Se ci si sforza di andare oltre il proprio naso qualcosa lo si trova, il punto è che chi lo fa ha una personalità già formata, probabilmente ha ricevuto i giusti stimoli e approda a questo stadio di “alternatività” come risultante di un processo, non perché chi confeziona per lui i prodotti se ne sia preoccupato. Penso agli adolescenti, che sono gli adulti di domani, e all’assenza totale di un riferimento che possa stimolarli a confronti e dialettiche in grado di produrre disturbo ai benpensanti, capace di mettere in discussione i luoghi comuni, qualcosa che sia in grado di orientare al progresso, soprattutto umano e culturale, perché è da quello che scaturiscono i risultati politici. Invece no, niente. Oggi a parlarci dei comunisti col rolex sono i comunisti col rolex. E allora non vi lamentate se a 81 anni è resuscitato Berlusconi. Voi più degli altri siete i suoi complici. 

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