sessismo

La domanda sessista


E di Barbara Gigante

sistono domande sessiste? E’ il quesito che sono stata costretta a pormi di recente, a seguito di un alterco social poco edificante, che però mi ha dato spunto per chiarirmi un paio di questioni.

Ricapitolo la vicenda: qualche giorno fa, ho pubblicato sulla mia bacheca Facebook un video in cui eseguivo qualche trick di pole dance, pure piuttosto semplice e sgangherato, ma pieno di tutto l’amore che ho per questa attività.

Per chi mai ci fosse entrato in contatto, la pole dance è una disciplina aerea che consiste nell’arrampicarsi attorno a un palo, volendo girevole, per costruire, tramite il proprio corpo, figure a tempo di musica. Unisce la forza bruta a un lavoro di raffinamento sul movimento molto simile alla danza. E’ lo sport che eseguo da qualche annetto, nonostante varie interruzioni, ed è una forma d’arte oltre alla cosa più simile a volare che abbia trovato al momento.

A seguito di tale pubblicazione, ho ricevuto sgradevoli commenti nella chat privata, sottendenti il fatto che, se balli mezza nuda attorno a un’asta, sicuramente stai là che brami le attenzioni sessuali degli uomini e non vedi l’ora di ricevere screen-shot del tuo culo pieni della bava di chi te li manda o foto real time di membri inturgiditi.

Se avessi avuto voglia di queste cose sarei semplicemente andata nei luoghi preposti a ottenerle e Facebook non è di certo il più efficace. Ci sono metodi ben più rapidi per procurarsi foto di membri assai più aitanti di quelli che ho ricevuto. Quindi chi lo pensa, a mio avviso, è stupido e si capisce anche dal fatto che si lanci come un kamikaze a provarci volgarmente, finendo bloccato e perdendo ogni possibilità d’interazione futura. Il modo in cui gestisco il bacino d’utenza dei miei post sui social mi mette a riparo da che ciò capiti spesso. Dunque, quando succede, non ci sono abituata e ci resto sempre un po’ male. Equivale a dire: sei tu che vuoi questo. Sei tu che ti sei attirata questa morbosità tramite le tue azioni.

Purtroppo i social sono maledettamente a disposizione quando sei incazzato oppure offeso, così mi sono lasciata andare a un post di sfogo, in cui ribadivo che avrei pagato quel prezzo per continuare a essere libera d’esprimermi come meglio volessi.

Ne ho ricevuto solidarietà e appoggio da parte degli amici e poi una domanda, che mi ha profondamente urtata:  “ma che li metti a fare i video di pole?”.  Il fatto che provenisse da uno che nella vita si dedica alla produzione artistica di quadri e libri mi ha fatto fumare il cervello ancora di più. Come può, una persona che si definisce artista, non riconoscere l’arte? La mia sarà mediocre, non ho velleità in tal senso, ma ho la pretesa di essermi veramente rotta di dover spiegare una cosa tanto banale, come il fatto che esprimersi con il proprio corpo non autorizzi chicchessia ad avance pesanti e volgari, intente a turbare la vita del prossimo.

Chiedere una cosa del genere significa sedersi sullo stesso lato di chi ti domanda perché ti metti la minigonna se non vuoi essere stuprata. E’ una domanda pretestuosa e infima, anche se chi l’ha posta, così mi è stato detto, l’avrebbe fatto con ingenuità. Ho cancellato la discussione che ne è seguita, i miei amici l’hanno divorato come le Erinni e io ci ho messo il carico da 2000 definendolo un artista da due soldi.

Tutto ciò mi ha fatto sentire una schifezza: ho appena finito di scrivere un articolo in cui inneggio all’importanza della pazienza nello spiegare le cose persino agli ignoranti, ed ecco un secondo dopo la mia ira funesta lasciare tramortito di parole qualcuno che forse poteva esser meglio guidato con il ragionamento. Lo ammetto, mi sento sconfitta. Ho capito che sono ancora molto lontana dal far dialogare quelle due personalità fortissime e in contrasto che albergano dentro di me: di qua c’è Gianfranco Funari, di là Madre Teresa. Solo che, purtroppo, Madre Teresa arriva sempre in ritardo, a raccogliere con un ormai inopportuno pietismo il cadavere di chi Funari ha lasciato disteso per terra.

Avrei potuto spiegarmi meglio, lo faccio qui, anche se ormai è tardi per costruire un dibattito civile con questa persona, ma so che ce ne sono tante che sotto sotto la pensano come lui, magari però non hanno il coraggio di scriverlo e di questo gli va quantomeno dato atto.

Non so come far capire all’italico maschio che sì, siamo frustrate e ancora molto suscettibili a certi argomenti, per cui aspettatevi reazioni forti quando vi permettete di mettere in discussione una libertà che le donne hanno strappato alla storia con le unghie e a suon di umiliazioni. Davvero dobbiamo ricordare che fino al 1981 esisteva il matrimonio riparatore? Non starò lì a fare l’elenco, mi basta e avanza per far capire che l’uomo ha sempre pensato di poter disporre della donna, ingabbiandola in preformati comportamentali ai quali aderire. In quest’ottica, che il mio culo sia libero di girare attorno a un’asta, mentre io felice nutro la bambina dentro di me sentendomi la bambolina di un carillon, è considerabile un gesto di libertà e autoaffermazione femminile. Nessuno deve permettersi di chiedermi perché lo faccio, dal momento che nessuno lo chiederebbe a un uomo mezzo nudo che praticasse una disciplina atletica come gli anelli, tanto per dirne una.

Perché fai a me una domanda che a un uomo non faresti mai?  Ecco, allora mi sono risposta: questa è proprio la quintessenza di una domanda sessista. Penso al “com’era vestita?” di giudici e inquisitori negli anni ’50, oppure agli amici che inconsapevolmente ti portano a pensare che ci sia qualcosa del tuo comportamento ad attirarsi le molestie. Lo dirò una volta e basta: una molestia è una molestia e che io sia felice di condividere la mia gioia per una disciplina artistica non autorizza nessuno a molestarmi, né con foto, né con null’altro, pure se decidessi di farla in perizoma la prossima volta.

Voglio cogliere quest’occasione per chiarire due cose: la prima è cosa sia per me il femminismo, ma c’è bisogno di chiarirne un’altra a monte, che dunque solo numericamente è seconda. Cos’è l’esibizionismo?

Uno dei rimproveri che mi sento fare spesso è di essere un’esibizionista: ma che problemi avete con le esibizioni? Non ci andate a teatro? Non andate a sentire qualcuno che canta, non ascoltate la musica? E cos’è l’arte tutta se non una forma di esibizione? Quanto mi avete rotto le palle con quest’accusa! Sono un’esibizionista nella misura in cui partecipo di alcune attività che prevedono un pubblico, un’esibizione. Quando riesco a strappare al nulla anche solo un progresso ne sono felice e lo condivido con i miei amici di Facebook; non ho Instagram proprio perché non me ne frega niente di farmi dei follower, non voglio seguaci, voglio persone che mi sostengano e mi incoraggino semplicemente perché mi vogliono bene.

La seconda questione è cos’è il femminismo e in che misura coincide con l’esibizionismo? Bene, finalmente abbiamo modo di chiarirlo una volta per tutte: non sono sinonimi, il fatto che io mi esibisca in una danza mezza nuda non significa necessariamente che io mi stia comportando in maniera femminista. Il fatto che io stia facendo quello che mi pare, libera dal condizionamento di dovermi coprire per essere ritenuta una persona seria e rispettabile, quello lo è.

Per quanto mi riguarda, tutto, anche mettersi un velo in testa perché ci si rifiuta di esporre il proprio corpo, può essere un gesto femminista. Che una donna decida di non lavorare e dedicarsi solamente alla casa e ai figli è un gesto femminista se è una libera scelta e vorrei che lo Stato italiano lo riconoscesse dando un degno supporto economico a chi decide che per sé è meglio così. Rassettare casa, badare ai bambini, cucinare e stirare sono attività impegnative, chi lavori otto ore al giorno probabilmente paga qualcuno per farle al posto suo. Dunque, perché non riconoscere quella della casalinga come attività lavorativa? Se una donna sceglie questo per se stessa come risultato di un’indagine all’interno della propria anima, per me deve essere libera di farlo senza che nessuno possa permettersi di dirle nulla. Né di chiederle “perché lo fai”?

Tutto questo, a mio avviso, è femminismo. Essere liberi di autodeterminarsi e questo non è meno vero quando passa per il denudarsi o l’esibirsi, come non lo è quando una decide di farsi suora di clausura. Per me la suora di clausura che nel 2020 decida di incontrare il senso della vita rinchiudendosi per sempre è una femminista rock ‘n roll e io la rispetto esattamente come faccio con tutte le mie sorelle che hanno fatto scelte, anche lontanissime dalle mie.

Quello che mi disgusta e mi ha stufato è il proselitismo di chi pensa che se il mondo è diventato edonista allora qualsiasi manifestazione rivolta alla ricerca di una bellezza esteriore sia da rifiutare in blocco. Andiamo nei musei a fare gli intellettuali guardando i sederi delle statue greche e poi trattiamo come un decerebrato esibizionista chi si prende cura del proprio corpo? A volte, certi retropensieri, non c’è manco bisogno di palesarli troppo: basta una semplice domanda a tradire che sì, stiamo ragionando in maniera sessista.

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