Psicologia dello strafalcione grammaticale


Barbara Gigante

Ne facciamo tanti, tutti e tutti i giorni. Sia chiaro, mi ci metto anch’io. Un po’ perché siamo superficiali e non ci va di controllare l’ortografia, un po’ perché siamo ignoranti, che poi a ben vedere le cose si equivalgono. Forse prendendoci in giro e trattando la questione con esempi che ci rimangano impressi, riusciremo a evitare qualche orrore grammaticale e impareremo a rispettare di più la nostra bella lingua. Ne ho selezionati cinque su tutti, perché sono quelli che mi fanno venire i nervi più degli altri. L’invito è a segnalarne di ulteriori e a prevenirli con esempi di frasi, simili a quelle che troverete qui sotto, in modo che possa venirne fuori una rubrica ragionata, ma divertente. Possono correggerci mille volte e non ne veniamo a capo, ma se ci prendono per i fondelli non dimenticheremo mai più quell’espressione.

Allora, cominciamo. 

1. Quando scrivete “qual’è il problema”, il problema è l’apostrofo: si scrive qual è. Quindi molto probabilmente la risposta alla domanda che vi siete posti è insita nella grammatica: il danno che avete l’impressione di subire è quasi certamente generato dalla vostra disattenzione o ignoranza. Magari non ve ne siete accorti, ma nello stesso modo in cui avete messo un apostrofo di troppo avete rotto le scatole a qualcuno, aggiungendo qualcosa che non vi era stato richiesto. Riflettiamoci.

Profilo psicologico corrispondente: classico/a rompicoglioni cospirazionista-paranoide che pensa tutto il mondo lo/a invidi o ce l’abbia con lui/lei

   2. Quando si va da un posto a un altro, non serve accentare la a. Se invece qualcuno ci qualcosa, terza persona singolare dell’indicativo presente del verbo dare, allora sì, ci vuole l’accento. E non è la stessa cosa cari miei, non lo è affatto. Se una viene da casa sua a casa vostra nel cuore della notte, ma poi non ve la , vedrete se non fa la differenza! Poi non lamentatevi di avere una vita sentimentale poco movimentata!

Profilo psicologico corrispondente: tipico begalino/a convinto/a di essere affascinante e irresistibile, mentre impila due di picche come pezzi di frutta nello spiedino.

3. Al di là del fatto che spariate cazzate, nell’aldilà ci andrete comunque dopo la morte. Quindi, a meno che non siate guidati da un qualche fondamentalismo religioso, quando significa “oltre” scrivetelo staccato.

Profilo psicologico corrispondente: ideologo/a saccente che cerca di imporre a tutti la propria visione del mondo.

4. L’ultima disgrazia in voga abbattutasi sulle nostre teste è il piuttosto che. Sia chiaro, non è che non si può dire. Andrei in Africa piuttosto che in Asia. In questo caso si capisce bene: vuol dire che preferisco andare dai maschioni africani anziché da quelli con gli occhi a mandorla. Se invece dite andrei in Africa, piuttosto che in Olanda, piuttosto che in Siria, non significa una beata mazza. Piuttosto che usarlo come fanno certi radical chic, mi faccio ammazzare.

Profilo psicologico corrispondente: persona “studiata” che cerca di darsi un tocco d’eruditismo intellettuale infilando ovunque e a casaccio la suddetta locuzione prepositiva.

5. Veniamo al mio preferito. Praticamente il 90% della popolazione, inclusi alcuni scrittori e giornalisti, ignora il significato di laddove. A differenza di quanto crediate, un sinonimo di laddove è allorché. Quindi una frase di senso compiuto che implichi questo vocabolo potrebbe essere questa: “Laddove abbiate studiato, dovreste usarlo correttamente”. Si confonde con là dove, lì dove, che si scrive staccato e ha un riferimento spaziale, più che temporale. “Là sui monti con Annette, dove il cielo è sempre blu” – cantava Cristina D’Avena.

Profilo psicologico corrispondente: persona confusionaria che pensa ci siano affermazioni dove ci sono concessive e viceversa, quindi difficilmente capisce quando è sì e quando è no.

 

Spero vi siate fatti una risata, ché se c’è una cosa di cui sono convinta è che ridendo s’impara.

 

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