Siamo tutti dottori? No, però…


‘ di Barbara Gigante

Silenziare il popolo dandogli dell’analfabeta non aiuterà il confronto sociale. Costruire un linguaggio inclusivo è meglio che screditare gli ignoranti

So di non sapere. Per questo suo precetto, Socrate fu ritenuto dall’Oracolo di Delfi il più saggio tra i sapienti. In tutta la Grecia, non vi era altri che si potesse avvicinare alla verità più di colui che dubitasse che essa stessa fosse conoscibile. Ogni volta che ci penso, mi commuove l’umanità l’abbia capito così presto, anche se dal quel momento in poi l’ha volutamente ignorato, preferendo intraprendere battaglie di principio interminabili. Non i prìncipi, ma i principi si sono messi l’armatura e hanno mandato gli uomini a morire nel sangue. Anche Socrate l’hanno mandato a morire. Che fine volete facesse uno così?

La domanda sulla conoscenza è assai vecchia, dunque: cosa posso sapere? Cosa no?

Nel 2020, l’ultimo orientamento degli Efori del web, quelli che consigliano le cose giuste nel Tribunale di Internet, contenti di sentirsi alfabetizzati, hanno deciso che possiamo conoscere solo ciò in cui siamo esperti. Vedo succedersi post inaciditi, forieri di ulteriore spaccatura sociale, circa il fatto che “siamo tutti dottori, siamo tutti psicologi, siamo tutti esperti di politica internazionale”. Qualche testata gli ha persino dedicato articoli, consacrando come trend il sarcasmo sotteso di questa affermazione, che però prende di mira non si sa bene chi.

Sembrerebbe diretta a una fascia della popolazione che si esprime parlando di ogni argomento, pur non essendo esperto di nulla. Ovvero, senza dirlo esplicitamente, ce l’ha con tutti noi, sebbene ciascuno la riproponga per indicare gli altri.

Chi di noi è esperto in ogni opinione che pronuncia? Assolutamente nessuno, eppure la terra gira. Il mondo sarebbe finito da un pezzo, se avessimo aspettato che ogni genitore si fosse laureato prima in pedagogia. Abbiamo bisogno di un certificato C2 per chiacchierare in inglese con in nostro amico straniero? Ci serve una laurea in matematica, per sapere se è giusto il resto che ci hanno restituito? Mi piacerebbe sapere tutto di tutto, ma non me lo posso permettere. Non ne ho il tempo! Eppure abbiamo bisogno di farci un’idea più o meno su tutto, perché ci serve come orientamento.

E come dovremmo farci queste idee se non confrontandoci? Il tentativo di silenziare il popolo perché non esperto di niente mi sembra un atto di totalitarismo intellettualistico. Mi chiedo cosa si voglia ottenere. Non vedo come possa giovare alla cittadinanza attiva, una massa di gente che tace poiché condizionata dall’idea che il giudizio di un esperto possa piombare insindacabilmente sulla sua opinione e svilirla. A che pro, saremmo meglio muti?

Attenzione, qui non siamo nel campo del turpiloquio. Non si sta raccomandando alla gente di non offendere o non insultare il prossimo, quando dice la sua. Qui si chiede di non parlare, di non dire la propria o ciò che meglio si è capito, a meno che non si abbia un dottorato in merito!

C’è un luogo dove parlano solo gli esperti e sono le Accademie, le Università. Incredibilmente, tra di loro queste Accademie possono trovarsi in disaccordo, in alcuni momenti della Storia o forse, nel complesso, sempre.

E’ quello che T. S. Kuhn cerca di dire quando teorizza i paradigmi scientifici, storicizzandoli. Ovvero si parla della scienza come di un sistema teorico-concettuale di base, i cui componenti fondamentali, per un certo periodo, rimangono sostanzialmente indiscussi. Badate bene…per un certo periodo. Questo significa che analizzando la scienza da un punto di vista storico, ciò che è scienza al momento X può non esserlo al momento Y.

Da X a Y la scienza si è evoluta e ciò, diversamente da quanto affermi invece Popper, non sarebbe un sapere sempre cumulabile. Che la scienza sommi le proprie scoperte come costruisse una torre lo smentiscono alcune innovazioni scientifiche – e si parla già di scienza per come la conosciamo nella modernità, quindi dopo Galileo – le quali hanno rivoluzionano completamente la visione del passato. Questo significa, orrore orrore, che manco la scienza è sempre così affidabile! Nel senso che una cosa che è stata esatta fino a quel momento diviene sbagliata qualora subentri un nuovo modello scientifico in grado di spiegare più aspetti di quanti non fosse capace il precedente. Tutti quelli che non ci credono, Kuhn li convince ne La Struttura delle Rivoluzioni Scientifiche, analizzando esempi interessanti come la teoria corpuscolare della luce di Newton, in affiancamento a quella ondulatoria di Huygens. Qualcuno resta popperiano anche dopo averlo letto, ma non so che farci! Per trascorsi personali innegabili, io sto seduta sugli spalti degli ultras pro-Kuhn.

Cioè guardo alla scienza credendole, perché non si può fare altro, ma consapevole del suo carattere intrinsecamente conservatore,  e sapendo che tra 100 anni potrebbe esserci una scienza più scienza di oggi. Lo so che fa paura, perché è un pensiero che ci lascia nell’anarchia, ma ci richiama anche a un compito, quello del pensare, sempre, tramite gli strumenti di cui disponiamo, ogni volta che qualcosa ci appare come verità assoluta.

Che la scienza non sia così univoca lo sanno tutti quelli che, affetti da qualche male, abbiano chiesto anche solo più di un parere medico. Perché si chiedono più pareri scientifici se la scienza è una e sola? Quei medici discordanti non hanno forse tutti la stessa laurea e la stessa specializzazione? Non traggono il loro stipendio dalla stessa ufficiale divisa?

Questo significa che dobbiamo farci le diagnosi da soli? Certo che no! Ma manco che dobbiamo farci la guerra tra ignoranti, perché alla fine lo siamo tutti! Alla fine ci si affida, praticamente tutti, nel farsi un’opinione, a chi crediamo ne sappia di più, pur non essendo noi effettivamente qualificati per sapere se la persona alla quale ci stiamo affidando ne sappia davvero di più! In pratica, tifiamo una squadra, che ci sembra la più convincente.

La spocchia tipica di chi sghignazza sul complottista è un’altra forma di ottusità, è il rifiuto di analizzare i casi presi singolarmente: credere che la realtà sia esattamente così come ci viene consegnata dal sistema non mi sembra tanto più intelligente di chi, invece, abbocca a ogni trama occulta che gli viene propinata. Complotti ovunque sarà da scemi, ma anche “i complotti non esistono” e “chi crede a qualsiasi complotto è scemo”, mi sembra un ragionamento fallace. Anzi, un pregiudizio, un non-ragionamento!

Che fare, dunque?

Se, come Socrate, anche quando siamo certi di qualcosa, ci ricordassimo di non sapere, il risultato non sarebbe il silenzio: sarebbe la rivoluzione gentile. Un mondo in cui ognuno esprime la sua opinione cercando di elevare il proprio interlocutore, attraverso ciò che gli porge come proprio sapere. Un sapere revocabile o quantomeno passibile di aggiornamento. La comunicazione, persino con quelli che si reputano analfabeti, diverrebbe uno scambio di legittimi dubbi, anziché il solito sbandieramento di certezze usate come katana. Quando qualcuno apre bocca, mi chiedo sempre: lo sta dicendo per condividere, per donare quello che sa a qualcuno, oppure usa quelle parole come clava sugli altri, per spicciolo spirito di autoaffermazione? Siamo moltitudine di ego in lotta per piazzarsi meglio nella scala della credibilità sociale o ci anima il proposito di costruire significati condivisi?

Vale anche per quelle pagine di scherno che sì, forse ci fanno scoprire casi antropologici bizzarri, un’umanità che ci sembra scampata a qualsiasi evoluzione, eppure mi chiedo come possiamo riavvicinarci a loro, se passiamo il tempo a prenderli in giro? Penso alle pancine di Distruggere, un altro che ha costruito la propria carriera irridendo il prossimo, con inevitabile contorno di selfie e tanto autocompiacimento. Quanto si piace questa gente, beata lei!

Che alla fine di tutti questi dubbi si debba pur scegliere se stare di qua o di là, lo sappiamo, ma personalmente, ogni volta, lo faccio come stessi cadendo di schiena, sperando di trovarci la rete. Resto pronta a cambiare idea, se mi soggiungono nuovi argomenti.

Infine, non trovo utile che solo i medici parlino di medicina, che solo gli architetti parlino di costruzioni, che soltanto i barman parlino di cocktails, semplicemente perché è bello potersi confrontare su ciò che si sa, allenare il senso critico e provare a costruire insieme verità che sono tali perché sono condivise. Mi sembra più importante questo, che vivere nella paura costante di dire una sciocchezza. Succede, quando ci si confronta!

Vi lascio con le parole di Franco Basaglia, che aiutano a riflettere sul concetto d’Istituzione, ovvero ciò che tutti insieme cerchiamo di costruire e di essere tramite i nostri discorsi:

«Ho chiesto vergognandomi, ad un mio collega inglese: – Cosa vuol dire istituzione?- Lui non sapeva darmi una risposta, si meravigliava molto della mia scarsa eleganza concettuale, in quanto gli inglesi pensano che gli occidentali siano molto più concettuali, molto più precisi nelle definizioni, mentre loro sono molto pragmatici, e guardandomi mi rispose in maniera pragmatica: “L’istituzione è …- guardandosi intorno – … Questa” indicandomi con le mani. Eravamo in una stanza di un manicomio. E così ho avuto l’illuminazione per cui ho capito che l’istituzione in quel momento eravamo noi due, là, in quel posto che era il manicomio, e quindi ho cominciato a capire che tutti quei discorsi che noi facevamo in quel momento erano discorsi che aprivano o chiudevano quest’istituzione, che eravamo noi due. Se noi facevamo dei discorsi di apertura, l’istituzione era una situazione aperta; se noi facevamo dei discorsi di chiusura l’istituzione era un’istituzione chiusa. Questo era il parlare, ma poi c’era anche il fare; cioè se il personale dell’istituzione la gestisce in maniera chiusa, mentalmente e praticamente, questa è un’istituzione chiusa; se fa il contrario è un’istituzione aperta.» —  Franco Basaglia, psichiatra e neurologo italiano 1924 – 1980, da Introduzione generale ed esposizione riassuntiva dei vari gruppi di lavori, corso di aggiornamento per operatori psichiatrici, Trieste 1974

 

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