Storia di un amore transgender


Barbara Gigante

 

Aurora è come avrebbe sempre voluto chiamarsi, ma la natura, che perfetta non è, ha fato sì dapprima si chiamasse Luca.

Quelli che pensano la natura abbia sempre ragione e che noi dobbiamo adeguarci mi spieghino l’esistenza delle malattie genetiche e di Borghezio.

Luca vedeva i suoi simili giocare con le macchinine, ma a ad Aurora piacevano le Barbie. Quando aveva tre anni girava per casa con indosso le gonne della madre e si innamorava sempre e solo di maschietti. All’asilo i primi bacini, con un altro bimbo, chiusi, con le mani a coprirsi il volto, dentro una capannella improvvisata. Poi però arrivavano le suore a staccarli e a dire che no, era sbagliato. La consapevolezza definitiva su cosa piacesse a Luca è arrivata a 11 anni, un inizio precoce per i primi approcci fisici, ma necessario affinché dismettesse quelle vesti che la società aveva preconfezionato per lui e iniziasse ad amare l’idea di essere Aurora. Finalmente, oggi, a 25 anni, tramite il percorso di adeguamento d’identità fisica a identità psichica, più comunemente noto come riattribuzione del sesso, è una bellissima ragazza a tutti gli effetti.

Fin qui tutto “regolare”, una storia simile ad altre e che ormai non dovrebbe più scandalizzarci. Luca era Aurora e come già altre persone è finalmente riuscita a mostrarsi fuori così come si sentiva dentro. Una sventolata in faccia della sua chioma bruna e nessuno ne metterebbe più in dubbio la femminilità, che lascia gli uomini a lingua srotolata quando cammina per strada.

Il passaggio però ha compreso tutto l’inferno di una separazione. Il travaglio delle cure ormonali, le operazioni chirurgiche, l’essere sotto costante osservazione medica sono quasi niente in confronto al dolore provocato dai pregiudizi e dal rifiuto familiare. Ha vinto Aurora, anche nei confronti dell’iniziale sgomento di quel nucleo di persone vicine, ma preoccupate dalla trasformazione.

La particolarità di questo vissuto tuttavia, quello che mi spinge a raccontarlo, riguarda la sola interferenza che cotanta fermezza nel perseguire l’obiettivo abbia mai incontrato.

Il suo nome è Marina ed è l’unico amore mai provato da Luca per una ragazza.

Si sono incontrati in prima media, all’età di 11 anni. Sorprendentemente, in contrasto con tutto ciò che iniziava a conoscere di sé, Luca se ne è ritrovato innamorato. La simpatia, il carisma, Marina coinvolgeva sempre tutti e aveva qualcosa d’insolito. Anche lei si era accorta di Luca e aveva iniziato a corteggiarlo. Andava a prenderlo sotto casa, gli faceva regali, percorrevano insieme il tragitto per andare a scuola. Un interesse che resiste fino alla terza media, quando ufficialmente sboccia in amore. Luca stava bene con Marina, pur continuando a provare interesse per i ragazzi.

Avevano dinamiche di coppia tutte loro, però, con molta naturalezza e senza problematizzarlo, era Luca a comportarsi come usualmente fa una ragazza: si lasciava corteggiare, riceveva rose rosse in classe, aveva una migliore amica cui raccontava tutto e che l’accompagnava a casa di Marina.

Marina, invece, da piccolissima si rasava i capelli, si vestiva da maschietto. Tenendo per le mani quelle fotografie incorniciate, ritratto di una bimba piccolissima in atteggiamenti maschili, Luca si specchiava al contrario: rivedeva Aurora, nei primi tentativi di farsi accettare.

Tuttavia, di questo tra loro non ne parlavano mai; l’idea di mettersi completamente a nudo davanti a un altro essere umano sembrava ancora lontanissima. Continuavano ad amarsi, però, condendo la loro storia con piccoli battibecchi da fidanzatini atipici, come il fatto che Luca volesse sempre andare a fare shopping mentre Marina si spazientiva, scocciata da quell’attesa interminabile davanti alle vetrine. In altri giorni, invece, mentre Marina suonava la chitarra, Luca, che faceva danza, montava balletti e coreografie.

Questo amore così strambo, che incuriosiva il paesello e ne rompeva le consuetudini, è poi finito come tutte le storie di adolescenti: per gelosie, dispettucci, infine il disinteresse. Marina si era stancata dei maltrattamenti di Luca, che in seguito aveva provato a ricercarla, ma ormai non c’era più modo di riprendersela.

Così Luca si era ritrovato a partire per un altro Paese, passando fuori dall’Italia tutto il periodo del liceo, dove si era poi innamorato di altri ragazzi e confrontato con una mentalità nuova, più aperta, tramite la quale iniziava a intuire quale sarebbe stato il proprio destino. Tutto questo, però, ha riportato Luca in Italia:

“Stavo male, ma non ne capivo il motivo – mi spiega Aurora – poi ho realizzato: per compiere il passo definitivo e diventare chi volevo essere avevo bisogno dei miei amici e soprattutto di farlo nella mia città natale”.

Era importante compiere la trasformazione lì dove era nata: non bastava diventare Aurora in un altro Paese, bisognava rinascere e per farlo si doveva passare attraverso le proprie origini, la propria famiglia e tutti coloro che l’avessero conosciuta come Luca e schernita per quei suoi comportamenti insoliti.

Penso alle parole di Baricco in Senza Sangue:

Capiva solo che nulla è più forte di quell’istinto a tornare dove ci hanno spezzato, e a replicare quell’istante per anni.

In un lungo inferno identico a quello da cui veniamo.

Ma d’improvviso clemente.

E senza sangue”.

Così è tornata in Italia. Dopo un anno in cui ormai aveva definitivamente intrapreso la sfida del cambio sesso, però, Aurora viene a sapere qualcosa che d’improvviso suona come una risposta alla domanda del proprio vivere: Marina aveva anche lei intrapreso lo stesso percorso, era fermamente intenzionata a diventare Andrea. Il cerchio si chiude:

“Era come se fosse tutto chiaro all’improvviso. Quello che ci teneva insieme erano le nostre solitudini, ancora oggi ricordo la purezza di quell’amore. Era come se nei rapporti fisici usassimo i corpi di Luca e Marina per far incontrare Aurora e Andrea.”

Quello che nell’arco di un destino poteva sembrare un cortocircuito, un’interferenza con il percorso che si era scelto di affrontare, in realtà non faceva che confermarlo.

“Sembra preso da un film di Almodovar, ma è successo davvero” – sorride Aurora. Un incontro di anime. Così oggi ne parla mentre lo ricorda, solare, aitante, fiera, donna. 

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