Storia-di-un-gigolò

Storia di un gigolò


Barbara Gigante

Ho conosciuto Alex in una serata qualsiasi davanti a un bar. E’ un bell’uomo sulla quarantina, italiano, brizzolato, occhi corvini, di quelli che si trovano sulla pubblicità delle cialde per il caffè. Quando poi l’ho rivisto per intervistarlo, mi ha confessato che di solito non racconta a tutti del suo passato da gigolò, non essendo esattamente una di quelle cose che si mettono sul biglietto da visita. A me invece l’ha rivelato quasi subito, perché, dice, si è sentito di poterlo fare. Forse ha capito che genere di complimenti mi piacciono.

Ora è impiegato nella pubblica amministrazione, così come tra il 2010 e il 2013, quando ha intrapreso il suo lavoro extra: fare l’accompagnatore, con relativi servizi post-cena, là dove richiesti. Uno la prima domanda che si fa è ma come ci si diventa?

Me lo spiega, dicendo di essersi trovato in stato di necessità economiche a seguito di un divorzio. Così, quando una signora di mezza età, vestita di tutto punto, lo ha avvicinato con la proposta di presentarlo a un’agenzia, non ci ha pensato troppo su. Queste agenzie si spacciano per procacciatrici di ballerini o ragazzi immagine, ma hanno anche un’altra funzione: sono l’anticamera necessaria a mettere in contatto le clienti con i ragazzi che si prestano ad accompagnarle, vuoi a una cena, vuoi a un matrimonio, ma anche in vacanza. Tutto esentasse, chiaramente.

Il prezzo? La modica somma di 100 euro l’ora. Almeno questo è quello che l’agenzia dava ad Alex come dipendente, mentre i patti con la cliente erano segreti e tali dovevano rimanere. «Di soldi non si parla quasi mai direttamente con le clienti. Non è elegante.» – mi dice.

Resta il fatto che una visita medica base di solito non supera gli 80 euro, ma qui si parla di ben altro tipo di visite, per le quali la laurea non serve, una certa specializzazione a quanto pare sì però.

«Ero un po’ spaventato, perché immaginavo che questo genere di servizi li chiedessero signore che non avrebbero potuto procurarsi un uomo diversamente – racconta Alex – invece mi si è aperto un mondo completamente diverso da quello che immaginavo».

Gli chiedo cosa intenda:

«Difficilmente ho trovato donne trasandate o anziane, erano invece per la maggior parte signore bellissime e molto curate, per una media di età compresa tra i 40 e i 50 anni, ma me ne sono capitate anche di 28. Chiaramente erano tutte facoltose, alcune di loro facevano le manager con ruoli importanti e di responsabilità».

Alex, che l’aveva presa come un gioco, inizia a prenderci gusto, vedendo laute ricompense per un servizio per lui piuttosto semplice. Tra l’altro:

«Non è detto che tu debba far sesso per forza, non tutte lo vogliono. Molte lo facevano solo per compagnia, altre per non farsi vedere da sole a una serata di gala, un matrimonio o un evento mondano. Tutto avviene con gradualità, comunque, prima ci si scambia i numeri, si chatta un po’, ci si mette d’accordo. E’ anche un modo per rompere il ghiaccio prima che ci si veda di persona».

Gli chiedo se nelle trattative via chat si stabilisca anche di far sesso, ma mi risponde di no, che quello succede se ci si trova bene, con naturalezza. Sta di fatto che anche in quel caso, sempre con tanta naturalezza, si viaggiava sulle 100 euro l’ora.

Sono curiosa di sapere se gli sia mai capitata qualcuna con cui non era intenzionato a uscire e se ci si potesse rifiutare. Mi dice che gli successo molto di rado e che non ha avuto problemi a tirarsi indietro, l’agenzia in quei casi provvede al rimpiazzo. Mentre ci pensa ride, chissà quante ne ha viste.

Un aneddoto divertente che mi sottopone è quando venne ingaggiato da un uomo. Non per atti bisex, ma per farsi corteggiare la moglie. Voleva sapere fino a che punto fosse fedele.

«Questa qui chiamò il marito per dirgli che le stavo rompendo le scatole. Ovviamente lui ne fu contento» – riporta Alex.

Meno male, penso tra me e me, s’è evitata una tragedia. Continua a raccontarmi della sua esperienza, ne sono rapita, voglio saperne sempre di più.

«Le donne che ho incontrato per la maggior parte erano timide. Sembrava che stessero cercando un tipo d’attenzione particolare, qualcosa che non hanno avuto prima» – ecco che ci risiamo, questa etichetta di sentimentalone non riusciamo a togliercela proprio mai.

«A volte c’erano problemi di coppia e lo vedevi che cercavano da te quello che non avevano in casa. Il sesso arrivava dopo, magari non l’avevamo pattuito all’inizio, ma era un po’ una conseguenza. Ce n’erano alcune, invece, che volevano solo restare abbracciate. C’è chi vuole farsi portare in vacanza per non andarci da sola. In quel caso non vieni pagato all’ora, ti ci metti d’accordo prima. A me è capitato solo un paio di volte perché dovevo gestirmi le ferie. Ho 32 giorni all’anno, non potevo allontanarmi da lavoro quando volevo. In quei casi ho chiesto tra i 2.500 e i 3.500 euro».

Mi sta per prendere un colpo, tremilacinquecentoeuro per andare in vacanza???

«Ho preteso di più perché la meta che aveva scelto non mi piaceva» – ride.

Ovviamente si sarebbe preoccupata lei di ogni extra, tra alberghi di lusso, pranzi, cene, escursioni. Tutto gratis con l’unica condizione di fingersi fidanzati.

«Dovevi proprio comportarti come fossi il loro uomo, baci sul collo, sorrisi, prenderle la mano, chiamarla tesoro» – continua.

Sta di fatto che più passava il tempo e più Alex ci prendeva gusto:

«Mi sentivo come un calciatore. Facevo qualcosa che mi piaceva e venivo pagato bene. In un anno ho comprato macchina e moto, ho speso 35.000 euro in un mese. E questo per uscire con delle belle donne. Mi sentivo un privilegiato».

Qualche complicazione fare sesso a comando dovrà pure avercela, mi domando e dico. Alex pare abbia capito e m’anticipa:

«Con il tempo ho imparato a gestirmela anche sessualmente. Per esempio, l’autoerotismo era bandito».

Non riesco a trattenere il sorriso, lui se ne accorge e sembra quasi voglia giustificarsi: «Sennò mica ce la fai! Quando è così devi essere sempre pronto».

Ma queste donne si affezionavano a lui? Sarà vero che il pericolo di cadere nel sentimentale è sempre in agguato? Alex non me lo smentisce, con alcune è successo, iniziano a farti regali o a chiedere sempre di te all’agenzia, bisogna stare attenti e non accettare assolutamente nulla, altrimenti ci si rende ricattabili.

Se era una vita fantastica allora perché dopo tre anni hai smesso? – gli chiedo a questo punto. E lui serafico, guardando di lato, mi sorprende con una risposta d’inattesa bellezza:

«Perché mi sono innamorato».

Non resisto, un virgola ebete mi si aggrappa alla faccia, resta lì mentre Alex racconta di come ha conosciuto quella ragazza tanto giovane e neanche così bella, ma che tra le tantissime donne che aveva visto riconobbe come sua. Così aveva deciso di provarci, di darle una possibilità, inizialmente continuando a fare la stessa vita, poi, mano a mano che il rapporto si stringeva, arrivando a rinunciare del tutto alla sua attività extra.

«Sai, – mi dice quasi sospirando – io ho avuto tre donne importanti nella mia vita e non ho mai tradito nessuna di loro. Quando ne hai viste tante non stai lì a sbavare su tutte. Non t’impressioni facilmente. Io le rispettavo, ma non sempre sono riuscito a farglielo capire».

Perché è finita? – voglio sapere rammaricata, sono romantica.

«Perché era troppo gelosa» – mi risponde secco. «Ho provato in tutti i modi a convincerla della mia lealtà, ma non è servito a nulla, il passato ritornava come un incubo nella sua testa».

Me ne dispiaccio pur non avendoli mai conosciuti. Ho la boria di reputare affar mio ogni amore spezzato. Non mi resta che un’ultima domanda per saziare la mia sete.

Ma tu come giudichi le donne che pagano per fare sesso con un uomo? – gli faccio. Neanche questa volta Alex mi delude.

«Prima male, poi le ho conosciute e ho capito che non avrei dovuto fare lo stesso errore che fanno le donne quando sostengono che gli uomini sono tutti uguali. Non è così, il mondo è vario e vale per tutti. Ci sono donne che hanno solo bisogno d’attenzione, altre di un diversivo, altre ancora, invece, hanno il gusto dell’intrigo, godono nel fare le scarpe al marito appena si gira. Ce n’è di tutti i tipi e se questo mestiere mi ha insegnato qualcosa è proprio a bandire le generalizzazioni».

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