Intervista Colloquiale all' On. Tancredi Turco-ok

Intervista colloquiale all’On. Tancredi Turco


Barbara Gigante

Chiedo a Tancredi (On. Turco) d’incontrarci in un jazz bar. Con un po’ di buona musica e un bicchiere di vino le disquisizioni sul Palazzo vengono meglio. Ordina una birra, però, mentre dice: «Sono veneto e in Veneto abbiamo i migliori vini del mondo, qui non li bevo». Lo guardo con il sopracciglio alzato, ridendo gli rispondo: «Guarda che lo scrivo». «E scrivilo» – mi fa, serio. Ne traggo una prima conclusione e gliela raccomando:

«Tancredi, quando e se si tratterà di andare in TV a spiegare chi diavolo siete e cosa state facendo in Parlamento, ammesso che prima o poi qualcuno vi metta un microfono davanti, per favore, non andarci tu».

Quest’uomo ignora qualsiasi regola d’efficacia comunicativa e per questo conquista la mia simpatia.

Nello sguardo ha qualcosa d’immacolato come la sua pelle alabastro, è quasi albino.

Ci sediamo e iniziamo a parlare, ma è terrorizzato. Ha paura chissà cosa mai voglia tirargli fuori dalla bocca. «Chi c’è dietro di te?» – è la sua prima domanda. Lo guardo con gli occhi sgranati e penso “Mamma mia che deve essere là dentro!”. Sempre a guardarsi le spalle, tutto il tempo a cercar di capire chi manda chi, chi vuole cosa. Provo a tranquillizzarlo, ma con scarsi risultati. Gli spiego che sto aprendo un blog proprio per fare come mi pare. Non voglio regole, non voglio padroni, non voglio mi si dica cosa fare. Non seguo neanche quelle del buon giornalismo online che prevede articoli brevi e interviste asciutte. Ho invece l’esigenza di provare a capirci qualcosa e poi scriverlo.

Per fortuna l’alcol mi viene in soccorso, un bicchiere basta a scioglierci entrambi. Io provo a sentirmi meno offesa dal fatto che vuole spenga il registratore e lui inizia a parlare a ruota. Mi racconta per prima cosa che è un dissidente 5 stelle, ora passato al gruppo misto, ma non uno di quelli che sono stati allontanati.

«Me ne sono andato io appena ho capito che le cose non erano affatto come le avevo immaginate» – mi dice. Credo in effetti faccia la differenza, perché, come poi mi spiega, «quelli che si occupano di Supernova – il libro scandalistico degli ex 5 stelle, che cerca in tutti i modi di sputtanarli (ndr) – lo fanno per vendicarsi, nelle loro parole c’è odio. Io non mi devo vendicare di nulla, me ne sono andato autonomamente, voglio solo dire la verità». E sentiamola, questa verità. Una delle sue prime difficoltà nell’esporla, a quanto ho costatato, è la paura di non essere creduto.

«Sai cosa diranno? – ci manca poco inizi a mordersi le labbra – Che non sono meglio di loro, che non restituisco più soldi o che sono entrato qua dentro per far carriera. La realtà dei fatto è che se invece mi fossi allineato, oggi starei dentro a una forza politica con oltre il 30% dei consensi».

Ha scelto, invece, di abbandonare la nave e insieme ad altri cinque parlamentari ha costituito Alternativa Libera, un micropartito indipendente, che paga la sua innocenza e voglia di non contaminarsi in termini di percentuali. Il loro frontman è l’on. Massimo Artini, escluso dal grillismo militante nel 2014. A dire le cose come stanno, di questa Alternativa Libera le TV ignorano completamente l’esistenza, i giornali ogni tanto li citano, ma niente che consenta di far sperare in un 5% alle elezioni. Questo è quello che ho percepito tra le righe, però non glielo dico che ho paura ci rimanga male. 

Effettivamente il Turco, qui, mi sta simpatico. E’ buffo e non ha i modi di fare del politico navigato. Questo mi fa cedere alla tentazione di credere sia onesto. Nella vita fa l’avvocato e si è ritrovato in Parlamento per le preferenze ottenute quando era con il Movimento.

Comunque, entriamo nel merito. Gli chiedo di spiegarmi se effettivamente restituisce i soldi che percepisce, come faceva al tempo in cui era con i 5s.

«Cominciamo a parlare del fatto che i 5 stelle siano i più pagati là dentro» – ribatte Tancredi.

Cosa, cosa? Ma non restituivano metà dello stipendio? Non prendono tutti tra 2.500 e i 3000 euro a testa?

Tancredi: «Ah si? Vuoi sapere come funziona? Lo stipendio dei parlamentari, che è di circa 12.300 euro al mese, si divide in 3 voci. La prima è lo stipendio vero e proprio che è di 5.000 euro al mese. La seconda voce è la diaria, ossia altri 3.500 euro mensili che ti arrivano netti. E vanno in base alle presenze che hai in Parlamento, se ci sei sempre dal martedì a giovedì, ti arrivano tutti. Se perdi un giorno o due non è un problema, si considera giustificato. Il secondo giorno che manchi scrivono “in missione”, cioè sei in giro per l’Italia a fare dibattiti o altre cose giustificabili con l’impegno politico. Sostanzialmente tutti i parlamentari si beccano 3.500 euro di diaria. Tra una scusa e l’altra risultano sempre presenti. Quindi, finora, siamo a 5.000 di stipendio più 3.500 di diaria. Oltre a questi, ci sono i soldi per i cosiddetti portaborse ovvero per l’esercizio del mandato. E sono altri 3.700 euro al mese. Per legge, devi rendicontarne la metà, cioè 1.800 euro vanno giustificati alla Camera. Devi portare i bonifici, io li ho dati al mio portaborse per esempio. Con gli altri soldi puoi dichiarare quello che vuoi o comunque non dichiararli e te li intaschi lo stesso».

Ok e i 5 stelle? Mi chiedo in effetti quanto restituiscano.

Tancredi: «Loro giocano sul dire: ci dimezziamo lo stipendio. Ma si dimezzano solo un terzo dello stipendio cioè quei 5.000 euro che effettivamente corrispondono alla voce stipendio. Dichiarano di riceverne 2.500/3.200 e quindi ne restituiscono 1.800. Tutti gli altri, cioè la diaria e l’esercizio del mandato, devono rendicontarli e si inventano – lo ripete tre volte con una certa enfasi – le rendicontazioni. Cioè gonfiano le spese, ma in realtà non sono vere. Un vero stipendio grillino è fatto da 3.200 di stipendio + 3.500 di diaria + 3.700 di esercizio del mandato».

Gli faccio presente che i grillini hanno un sito, tirendiconto.it, dove, appunto, rendicontano ogni spesa.

Tancredi: «Peccato che facciano la cresta su quello che dichiarano di spendere, in alloggi, benzina, pranzi, portaborse. Di fatto gonfiano i conti, non si sono mai visti gli scontrini. E se vai sul sito che mi hai nominato te ne accorgi: ce ne sono alcuni che dichiarano anche 2.500 euro di spese d’affitto per la casa a Roma, altri deputati che invece spendono 1.500 euro in ristoranti, oppure 1.000 o 1.500 euro di spese di benzina per muoversi sul territorio nazionale. Quando tutti i treni e gli aerei sono pagati dalla Camera, al di là dello stipendio, è tutto risarcito! Ma loro riescono lo stesso a spendere 1000 euro di benzina!»

Mi dice che addirittura qualcuno arriva all’escamotage di intascare il lordo e restituire il netto dei soldi, per maturare quei contributi della famosa pensione parlamentare che, secondo Tancredi, farebbero solo finta di voler abolire. In un momento d’impeto si sbilancia e mi fa il nome del 5s Alfonso Bonafede, vicepresidente della Commissione Giustizia, che in ragione di questo ruolo ha diritto a 1.500 euro in più al mese. A quanto mi dice Tancredi, percepisce 1500 euro lordi di cui ne restituisce 900 netti, anziché rinunciare direttamente a quei soldi. Questo per maturare i contributi della famosa pensione, che però vorrebbero abolire.

«Luigi Di Maio, invece, vicepresidente della Camera, in ragione della sua esposizione mediatica ha rinunciato sin dall’inizio ai 2.500 euro che gli spettavano in ragione del ruolo ricoperto. Ma la cosa non vale per tutti» – sostiene Turco.

Sì ok, ma continuo a non capire. Perché i grillini sarebbero i più pagati del Parlamento?

Tancredi: «Perché gli altri, per esempio i deputati del partito democratico o i deputati di sinistra italiana o i deputati della Lega Nord o i deputati di Alternativa Libera, devono versare una somma consistente al proprio partito tutti i mesi. Per il PD varia dai 2.500 ai 3.500. Questo vale per tutti, PD, Lega, Sinistra italiana. La stessa cosa dovrebbe fare Forza Italia, ma in questo caso molti parlamentari si sottraggono e da questo deriva il fatto che Forza Italia è un partito in fallimento, nel senso che non riesce più a pagare i propri dipendenti. Considerati questo finanziamento al partito e che in media i 5 stelle versano, dalle varie rendicontazioni, una soglia che non supera i 2.500 euro al mese, io posso dire senza essere smentito che i parlamentari 5stelle sono i più ricchi del Parlamento. Restituiscono al fondo per le piccole medie imprese e questo gli fa onore, ma comunque una cifra inferiore a quella degli altri deputati».

In effetti un po’ c’è riuscito a turbarmi, ma a questo punto posso incalzarlo:

Si può sapere quanto restituisci tu? – gli chiedo.

Tancredi: «Tanto per cominciare, io ho rinunciato da subito all’indennità supplementare come membro del Consiglio di giurisdizione – cioè il Tribunale interno della Camera (ndr) – Prima ne restituivo anch’io 1.800 per il fondo alle piccole e medie imprese. Adesso invece ne do 5.000 al partito che abbiamo messo su dalle macerie di questa esperienza: Alternativa Libera. Per pagare tutti i dipendenti, li verso mensilmente. Più del doppio di quanto davo prima. E senza saltare una sola settimana dall’inizio del mandato. Poi ci sono quelli che do in beneficenza, ma quella è una scelta personale»

Voglio sapere, allora, quale sia stata la causa scatenante del divorzio tra lui e il Movimento che l’ha portato a essere un deputato.

«Sono andato via per mancanza di democrazia interna. Non potevo accettare certe dinamiche, certi meccanismi volti a uccidere il pensiero critico di chiunque entri a far parte di quella che ormai è diventata una setta» – mi risponde Tancredi, poi mi fa l’esempio delle ripercussioni su chiunque avesse provato a lasciare anche solo una dichiarazione di proprio pugno ai giornalisti.

In particolare mi parla di una donna, agli albori punta di diamante della comunicazione a 5stelle, inizialmente molto esposta a livello mediatico. Poi però, per aver messo qualche like su Facebook al sindaco di Parma Pizzarotti e per aver partecipato a una sua conferenza, sarebbe stata bandita dalla TV per un anno, vessata psicologicamente e messa in ombra fino a quando non ha nuovamente e convintamente manifestato fedeltà alla linea del direttorio.

Tancredi: «Non posso accettare che venga eletta come massima carica dello Stato gente che ripete gli slogan che l’ufficio comunicazione dei 5 stelle confeziona, altrimenti se non lo fai, sei automaticamente fuori. Se hai un pensiero tuo, un pensiero autonomo, sei fuori dal movimento 5 stelle. Devi ricalcare in maniera pedissequa quello che ti dicono di dire».

Sì, però, è anche vero, mi viene da rispondere, che il Movimento 5 stelle è un’organizzazione piuttosto giovane, che ospita al suo interno gente variegata, non sono tutti esperti di comunicazione proprio perché non politici di professione. Se li mandassero in massa a farsi macellare dalla stampa rischierebbero di disintegrarsi. Non proprio tutti sono adatti ad andare in TV.

Tancredi: «Ma loro la TV la usano come premio! Se ti dimostri fedele al partito, allora ti concedono un vantaggio dal punto di vista mediatico: non è vero che non cercano la fama individuale, se poi dall’interno la TV viene utilizzata come incentivo alla fidelizzazione. Se ripeti quello che ti dicono di dire allora fai le ospitate nei programmi, rilasci interviste. Se non sei in linea con tutto, invece, sei automaticamente espulso, sei un reietto, sei una merda, improvvisamente inizi a fare schifo. Il fatto che vessino psicologicamente chi non la pensa come loro è un fatto grave. Questo mi fa paura nel movimento 5 stelle». 

Dei dissidenti qualcuno è andato a destra, qualcuno a sinistra. C’è da dire che loro, invece, si sono raccolti in cinque, hanno formato questo micropartitino, Alternativa Libera, che a vederlo da solo fa un po’ tenerezza, ma che dall’altro assomiglia alla volontà grillina di tenere il punto senza compromettersi ideologicamente. Tancredi, però, è entrato con il Movimento, a questo punto dovrebbe condividerne almeno le proposte attive fino a quando era al suo interno. Gli chiedo, infine, qualora i 5 stelle riuscissero in un futuro a far votare le leggi che propongono, se le approverebbe.

Tancredi: «Sì. Non sono uscito dal Movimento 5 stelle per questioni politiche, ma per mancanza di democrazia interna. Sono entrato credendo in quel famoso motto dell’uno vale uno, cosa che ho scoperto essere una palla stratosferica. Semplicemente non esiste. Per cui in futuro governo a 5 stelle, nessun problema ad appoggiare il programma, lo condivido in toto, non condivido chi dovrebbe stilarlo. Non condivido Luigi Di Maio, non condivido Di Battista, perché sono dei burattini, degli impiegati della Casaleggio associati. E’ gente che si è venduta per la notorietà e che porta avanti un programma, ma non è quello che avevo io nell’anima. Voglio venga messa gente valida, con un minimo di storia di competenze, gente vera, con un pensiero autonomo».

Lo ringrazio per aver parlato con me e per avermi offerto il vino, un po’ meno per la sensazione di smarrimento che mi ha lasciato addosso. Di chi caspita ci si deve fidare? L’idea che mi sono fatta è che il Palazzo contamina tutto ciò che tocca: appena si assaporano fama e privilegi sembra che anche le migliori intenzioni svaniscano o passino in secondo piano. Altrettanto penso che in tutte le coalizioni, in tutti i partiti ci sia gente onesta. Peccato troppo spesso siano coloro che restano in ombra, lavoratori silenziosi, ignorati da giornali e TV. Andrebbero presi uno da questo partito, uno da quell’altro e messi insieme a collaborare. Ma questa è fantapolitica, mentre la realtà sta da tutt’altra parte, le elezioni sono dietro l’angolo e mai come questa volta brancolo nel capire a chi diavolo spetti il mio voto.

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