Tu sei qui


Avevo bisogno di una stanza dove mettere le mie cose. Ci siete dentro, in questo momento. Con la facilità che ho a perdere qualsiasi oggetto mi si affidi, ho pensato uno spazio virtuale sarebbe stato adattato al caso mio. Scrivo da quando ho iniziato a stringere una penna tra le dita: di tutte le magie di questa realtà, quella delle parole ha sempre suscitato in me il più grande incanto. Indosso la scrittura come i bambini sgusciano nelle scarpe dei genitori: mi sta troppo grande, eppure grande è proprio come mi fa sentire.

Il mio approccio al linguaggio è stato dapprima poetico: non ho mai smesso di disegnare il cielo colorando una striscia azzurra in alto sul foglio, però se c’era da scrivere una poesia a scuola mi passava anche il mal di pancia. Come vi dicevo sono una rincoglionita, ho scritto sempre su quaderni poi svaniti nel nulla, su pezzetti di carta svolazzanti, su agendine inghiottite dai traslochi e quelle che trovate nella sezione Biancheria Intima – perché farvele leggere mi fa davvero sentire in mutande – più che le mie poesie sono quello che resta delle mie poesie. Almeno mettendole online sono sicura che da questo momento in poi non andranno perdute. Perché non saranno granché, ma provo dei sentimenti per loro.

Nella pagina intitolata Capi Firmati, invece, v’imbatterete nei versi dei poeti che più hanno segnato il mio percorso, per comodità in ordine alfabetico. Sono gli unici abiti di marca ai quali abbia mai aspirato, solo che invece del corpo mi hanno vestito l’anima. Ora non so più spogliarmene e ho pensato mi avrebbe fatto comodo una stanza-armadio alla quale attingere ogni volta che avessi sentito il bisogno di cambiare il look ai miei tormenti interiori. Conto, nel tempo, di poterla arricchire con i versi che di volta in volta mi sembreranno un’occasione da non lasciar andare. Un po’ come ai saldi.

Sono una giornalista, avrei la pretesa di farlo per mestiere, ma sono tempi duri e di soldi se ne vedono pochi. La qualifica spero comunque basti a giustificare la presenza di articoli su questa pagina. Solo che sono sempre stata una che voleva dare la sua opinione su tutto e quindi il taglio che ho dato loro è molto personale. Considerato che blog significa “diario online” mi sono sentita giustificata a farlo, ciononostante è giusto avvertire i lettori della scelta stilistica.

Per lo stesso motivo, le interviste ho voluto che fossero colloquiali: lunghe chiacchierate a tu per tu infarcite d’impressioni e considerazioni, al fine di dare un contesto all’indagine che man mano mi pongo come obiettivo. Mi piace considerarle passeggiate a voce e spero vi piacciano, come tutto il resto.

Ho distinto gli articoli dalle storie, cui ho dedicato una sessione a parte, dal titolo cerco storie. Lo storytelling è la forma di giornalismo che preferisco e quando trovo qualcuno che ha voglia di raccontarsi corro a prendere carta e penna (non è vero, uso quasi sempre il computer, ma è poco romantico).

Infine, vi devo qualche spiegazione sulla scelta del nome. Innanzitutto, non me la menate perché è in inglese, “mantieni solo il testo” in italiano non si può sentire e poi è di facile comprensione. L’idea mi è venuta facendo copia e incolla dal pc: quando svolgete questa operazione, per cui copiate il testo da una fonte e lo incollate su un documento, schiacciando il destro del mouse potete scegliere tra tre opzioni di formattazione. L’ultima è appunto Keep text only. Vuol dire: lascia perdere il grassetto, il corsivo, la grandezza del carattere che qualcun altro ha già scelto per te e tieni l’essenziale. Mi è piaciuta l’idea di invitare a distogliere lo sguardo dal resto e far caso solo ai testi. Come fossero il nucleo di una cellula, che tuttavia ha bisogno anche dell’intorno per sussistere. Non sono un’ingenua, so perfettamente che ci troviamo nell’era dell’immagine e infatti me ne servo per attirare l’attenzione. Semplificando, questo è un blog ben consapevole della potenza dell’immagine, ma che tifa per i testi.

Ho dunque concepito questo mio regno della logorrea come più mi è parso e piaciuto. Ci scrivo le cose che pare a me, nelle tempistiche che decido io, con lo stile che voglio, secondo la lunghezza che più mi aggrada. Ho finalmente uno spazio dove poter esser tiranna senza andare a discapito di nessuno. La buona notizia è che a differenza della realtà, per uscirne vi basterà premere la X in alto a destra. Nel caso invece deciderete di restare su questa pagina sarò felice di confrontarmi con chiunque abbia voglia d’impreziosirla con commenti e riflessioni. C’è posto per le opinioni di tutti. Se poi invece vorrete insultarmi fate pure, ma vi avverto che conosco parolacce in quattro lingue, cinque con il dialetto, e che so dirle velocissimo.

    Buona navigazione.


Barbara Gigante Autrice Keep Text OnlyGeneralità: Mi chiamo Barbara, come il primo sillogismo di Aristotele e ne vado molto fiera. Il mio cognome è Gigante, quindi spero nel detto latino che recita: nomina sunt consecuentia rerum. Sono nata il 20 agosto dell’86, il giorno dopo in Camerun si è sprigionata una nube tossica dal Lago Nyos, ma giuro che non c’entro. Ho vissuto i miei primi 18 anni a Cassino, in provincia di Frosinone, cittadina del sud con clima padano alla quale per comodità attribuisco i miei squilibri. Ho studiato Filosofia alla Sapienza di Roma, poi ho continuato con la magistrale in Filosofia Politica all’Università di Firenze. Nel frattempo, ho passato due anni a Madrid per cercare di non uscire con la lode ma me l’hanno messa lo stesso. Dopo ho viaggiato, chiedendomi quale fosse la mia strada. Credendo ancora alle favole e siccome non ho mai avuto problemi economici grazie alla mia famiglia, mi sono illusa si potesse campare di giornalismo. Così sono tornata in Italia e ho frequentato il master biennale al Suor Orsola Benincasa di Napoli. Sono diventata giornalista professionista nel marzo del 2016. Dopo un anno di precariato e delusioni di sorta eccomi qui, ad aprire un blog, per farmi conoscere e perché se dovessi finire a lavare i piatti almeno avrei uno spazio dove continuare a scrivere. E poi perché mi rende felice.